Photogame

Drammatico, thriller | 112 min. | 2025

Sinossi

Luca è un noto e stimato industriale biellese di mezza età, marito e padre, che dietro una tranquilla vita borghese avverte il peso di una quotidianità ormai troppo prevedibile. Riscopre così la passione giovanile per la fotografia e apre un innovativo atelier nel mondo della moda. Qui scopre casualmente Photogame, un bizzarro gioco basato sull’intelligenza artificiale che mette alla prova integrità ed emozioni attraverso provocazioni, sfide trasgressive e scambi di ruolo.
Affascinato dall’imprevedibilità del gioco, Luca coinvolge fotografi e modelle del suo atelier, trasformandoli progressivamente nel terreno della propria sperimentazione. Quando riappare Lucrezia, la contessa che è stata il suo grande amore, insieme alla giovane figlia Marta, il fragile equilibrio di Luca si spezza e il matrimonio con Elvira entra in crisi.
Luca e Lucrezia, che non hanno mai smesso di amarsi, progettano una sfilata a Venezia sulla misteriosa Isola di Poveglia. Ma Photogame prende il sopravvento. L’amore ritrovato, il desiderio di libertà e il gioco ormai irrinunciabile trascinano Luca in un intreccio di errori senza via d’uscita, nel quale saranno soprattutto gli innocenti a pagare le conseguenze.

Cast

Stefano Pesce, Anne Consigny, Clara Ponsot, Elisa Visari, Riccardo Eggshell, Gloria Anselmi, Gian Sessarego, Leda Kreider, Sebastiano Farci, Erica Franceschini, Alice Lepidio, Danni Sampaio, Ligia Vieria

Regista

Alex Ruzzi

Produttore

Photogame S.r.l.

DVD

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Una delle dimensioni più importanti di Mario il Mago è la sua ambientazione storica. Il film si svolge in un villaggio rurale ungherese negli anni successivi alla caduta del Muro di Berlino, quando la democrazia e il capitalismo iniziano a entrare nell’Europa orientale e a trasformare la vita quotidiana. Questo contesto non è un semplice sfondo, ma la condizione stessa che rende l’arrivo di Mario così trasformativo, perché sembra incarnare opportunità, modernità e una libertà rimasta a lungo fuori portata.

Al centro del film c’è Vera, una donna matura la cui vita inizia a cambiare quando viene notata per il suo spirito d’iniziativa e per le sue capacità organizzative all’interno del nuovo laboratorio. Le sintesi pubbliche la descrivono come il centro emotivo della storia, e il film sembra seguire la sua graduale trasformazione con particolare attenzione. Man mano che la presenza di Mario diventa sempre più importante per lei, l’aspetto, il comportamento e la percezione di sé di Vera iniziano a cambiare, trasformando il film in un ritratto di desiderio, proiezione e vulnerabilità.
Mario viene presentato come un affascinante imprenditore italiano il cui arrivo genera entusiasmo, movimento e fascinazione. Tuttavia, il titolo stesso suggerisce qualcosa di più ambiguo: è un “mago” non per una magia letterale, ma per l’effetto che esercita su chi gli sta intorno, soprattutto su Vera. Il film costruisce gran parte della sua tensione attorno a questa seduzione, mostrando come carisma e potere possano creare un incantesimo di aspettative destinato poi a lasciare spazio alla delusione e al crollo emotivo.

Un altro aspetto significativo di Mario il Mago è l’importanza del lavoro come opportunità e, allo stesso tempo, come illusione. Il calzaturificio aperto da Mario assume donne del posto, e questo nuovo spazio lavorativo sembra inizialmente offrire dignità, indipendenza e una rottura con il vecchio ordine. Allo stesso tempo, il film suggerisce quanto rapidamente queste speranze possano intrecciarsi con gerarchie, desiderio e dipendenza. Questo conferisce alla storia una forte dimensione sociale, collegando l’emozione privata a questioni più ampie legate al lavoro, al genere e alla transizione.

Ciò che dà a Mario il Mago la sua forza emotiva è il modo in cui il film passa dall’incanto alla tragedia. La crescente convinzione di Vera che Mario la ami e possa portarla con sé in Italia trasforma il film in qualcosa di più intenso di un dramma sociale o di una storia romantica. La vicenda diventa uno studio sulla disillusione, in cui la speranza si irrigidisce fino a diventare ossessione e il crollo di una fantasia produce conseguenze irreversibili. Questo passaggio dona alla narrazione un arco drammatico insieme intimo e brutale.

Le note critiche disponibili sul film sottolineano quanto sia profondamente radicato nella realtà vissuta di un’Ungheria “minore” durante un passaggio storico decisivo. Piuttosto che affrontare il cambiamento post-comunista attraverso la politica astratta, Mario il Mago sembra osservarlo dall’interno, attraverso stati d’animo, desideri e sconvolgimenti personali. Questa prospettiva conferisce al film un tono distintivo: è al tempo stesso una storia d’amore e tradimento, e una riflessione su ciò che accade quando una società inizia improvvisamente a immaginare che il proprio destino possa cambiare.